Fino a pochi decenni fa, quando la scienza era considerata un insieme di idee sul mondo naturale, i suoi inizi erano collocati nel contesto del pensiero filosofico della Grecia antica (Popper 1972). È ragionevole? Vedremo.
A partire da Platone…
Platone in Teeteto usa il termine epistêmê con il significato (ampio) di conoscenza: epistêmê non sarebbe altro che un sentimento (151 E). Un concetto quindi non paragonabile all’attuale concetto di scienza, che solitamente viene visualizzata al posto della (semplice) conoscenza. In Teeteto, infatti, la conoscenza scientifica sarebbe una specie speciale di conoscenza più generale, non una conoscenza alternativa. Pertanto non sarebbe corretto tradurre epistêmê in ‘scienza’.
Piuttosto, alla fine del Libro VI della Repubblica, nella celebre immagine della linea divisa (509 D-511 E), Platone parla di due tipi di conoscenza: chiara (saphenêia) e oscura/indeterminata (asapheia). Per Platone, però, “chiaro” non significa “certo”. La conoscenza chiara si riferisce al mondo intellettuale (anima); quello oscuro emana dai sensi e si riferisce al mondo sensibile. Per Platone abbiamo conoscenza o scienza solo nel mondo intellettuale, non in quello sensibile perché le osservazioni empiriche non aggiungono nulla alla piena conoscenza (o alla conoscenza in senso stretto). Si introduce così una netta distinzione tra ‘epistêmê’ (che diventa conoscenza chiara, basata sulla logica, che sta a sé stante, da epi + sistemi) e doxa (credenze, che possono essere dogmatiche perché dipendenti dall’autorità, o basate sull’opinione, sia vero o falso, credibile o no). Infine, Platone distingue anche due diversi tipi di ‘epistêmê’ o conoscenza chiara: quella (come la matematica e la geometria) che si sviluppa a partire da teorie e deduce aderendo ai risultati che da esse scaturiscono; e che (la dialettica) interroga e spiega anche i fondamenti delle teorie stesse. Pertanto, anche se le scienze matematiche sono epistemiche, solo la dialettica può raggiungere la piena conoscenza, perché mette in discussione gli assunti iniziali.
Aristotele: un passo avanti…
Aristotele, nel libro Secondi Analitici (II 2, 71b9-15), fa un passo ulteriore, sviluppando una teoria della “conoscenza scientifica”, che chiama… epistêmê. Il diverso significato della parola epistêmê la avvicinerebbe al concetto di scienza. In questo testo Aristotele sostiene che abbiamo episteme (cioè conoscenza scientifica) di X quando sono date le seguenti condizioni: conosciamo Y, sappiamo che Y è la ragione/causa (aitìa) . Per Aristotele epistêmê implica quindi dare spiegazioni, trovare le cause/ragioni. Necessità e spiegazione causale sono i due ingredienti fondamentali della conoscenza scientifica, che è una forma di conoscenza molto dettagliata.
Sembra quindi che la nostra domanda iniziale (quando è nata la scienza?) trovi risposta nella proposta di Popper. Ma non è così.
Dal Medioevo al 1600
La tradizione latina medievale tradusse poi epistêmê in ‘scientia’. In questo senso esiste una dipendenza diretta tra il testo dei Secondi Analitici e l’epistemologia medievale. Ma il termine scienza significava solo conoscenza, informazione, notizia; almeno fino al XVII secolo. Tuttavia, il termine ‘scientia’ ha significato cose molto diverse in periodi e culture diverse. Quindi le cose si complicano nuovamente.
In effetti, a quel tempo, lo studio della natura veniva chiamato “filosofia naturale”. Comprendeva tutti i campi di ricerca che oggi chiamiamo geologia, astronomia, chimica, ottica, biologia e botanica, ma anche filosofia e teologia. Inoltre, a differenza della scienza contemporanea, la filosofia naturale non si basava sulla sperimentazione (che in seguito venne considerata l’elemento centrale della scienza), ma sulla speculazione intellettuale e sulla tradizione. Infine, tutti coloro che indagavano sulla natura spesso si identificavano con l’espressione “filosofo naturale”.
Fu solo tra il XVI e il XVII secolo che si ottenne il “metodo scientifico” – sperimentale e quantitativo – che portò alla scienza sperimentale, nel periodo della cosiddetta Rivoluzione Scientifica. Secondo alcuni (ad esempio Whitehead 1920) il merito di questo cambiamento sarebbe da attribuire ad alcuni personaggi famosi come Francis Bacon o Galileo Galilei; secondo altri, invece, il processo di formalizzazione del metodo scientifico richiese ancora diversi decenni e il contributo di numerose scoperte in campi diversi, dall’astronomia alla geologia.
Il padre di tutti gli equivoci: l’essenzialismo
Entrambe le prospettive partono però da un presupposto essenziale, e cioè che i caratteri costitutivi della scienza possano essere individuati come categoria di pensiero, e che questi restino immutati nel tempo. Tuttavia, come abbiamo visto all’inizio di questo capitolo, la scienza non ha caratteristiche fisse né mutevoli ma, come istituzione, coincide con la comunità che ne riproduce le convenzioni e così facendo la fa esistere. Se ciò non fosse vero, molte figure ‘ibride’, viste con gli occhi di oggi, non si spiegherebbero: ad esempio Newton, considerato da alcuni il fondatore della fisica classica e la figura con cui la rivoluzione scientifica raggiunse il suo apice, non solo intitolò la sua opera più famosa Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica (1687) (e quindi non usò la parola “scienza”) ma sebbene oggi si ricordi poco, scrisse ampiamente anche di teologia, occultismo e soprattutto alchimia.
Piuttosto, il termine “scienziato” fu introdotto solo all’inizio del XIX secolo. Tanto che persone come Galileo o Newton sono ancora chiamati “filosofi naturali”. Il termine “scienziato” fu coniato per la prima volta dallo studioso inglese William Whewell nel 1834, in una recensione dell’opera di Mary Somerville On the Connection of the Physical Sciences. Ma la diffusione di questo termine non fu immediata. Infatti, il britannico Lord Kelvin (1824-1907), più di tre decenni dopo, nel 1867, portava ancora il titolo A Treatise on Natural Philosophy.
Infine, il termine platonico epistêmê non ebbe fortuna nel corso dei secoli e fu reintrodotto come ‘epistemologia’ solo a metà dell’Ottocento, dallo studioso scozzese James Frederick Ferrier nel suo libro Institutes of Metaphysicals (1854), con il significato (tuttavia) della teoria della conoscenza (che oggi chiameremmo epistemologia). Inoltre, il termine epistemologia ha oggi significati leggermente diversi nei paesi anglosassoni e nell’Europa continentale.
Insomma…
Come si può vedere da questo breve esame, alla domanda iniziale non verrà data risposta.
Tuttavia, se adottiamo la strategia costruttiva del lavoro di confine, possiamo dire che la scienza, come istituzione, nasce quando comincia a essere riconosciuta come un campo separato, separato, e quando gli scienziati iniziano a identificare se stessi e quindi a rivendicare autorità a partire dalla categoria scientifica. A ciò si aggiunge il fatto che oggi si tende a favorire un punto di vista diverso, che considera la scienza come un insieme di pratiche (piuttosto che di idee). Pertanto le attività dei filosofi dell’antica Grecia, così lontane dalle pratiche scientifiche odierne, non potevano essere classificate sotto il concetto di “scienza” (Bowler e Morus 2005). Invece, l’organizzazione della scienza moderna è fatta per adattarsi all’apparenza di una particolare organizzazione, pratiche e strumenti organizzativi. Secondo questa diversa prospettiva, la scienza ebbe inizio nell’età dell’Illuminismo, quando il metodo scientifico venne sistematizzato e istituzionalizzato la scienza in istituzioni come l’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma (1603), l’Academie des Sciences di Parigi (1666), La Real Academia de Ciencias y Artes di Barcellona (1764), Royal Society di Londra (1768) o Academia das Ciências di Lisbona (1779).
NOTA
Articolo tratto da: Gobo, G. e Marcheselli, V. (2021), Sociologia della scienza e della tecnologia, Roma: Carocci, pp. 149-151.
BIBLIOGRAFIA
PJ Bowler e Rhys Morus I. (2005), Fare scienza moderna. Indagine storicaUniversity of Chicago Press, Chicago, Londra.
Popper, K. (1972), Conoscenza oggettiva: un approccio evolutivoUniversità di Oxford Press, New York (trad. it. Informazioni oggettiveArmando Editore, Roma 1972).
Whitehead AN (1920), Il concetto di naturaCambridge University Press, Cambridge.